Escursioni da roccarso
SULMONA
città d'arte dalle mille monumenti, patria del poeta Ovidio, nota per le sue fabbriche di confetti. Sulmona è anche nota per i suoi artigiani orafi.
Sulmona, città raffinata, forte e orgogliosa del suo illustre passato, si adagia nella Conca Peligna lungo il percorso dei tratturi e di millenari tracciati viari che, fin dall'antichità, la collegarono agli altri centri della regione e della Penisola.
Tra ampie piazze, stretti vicoli e scenografici slarghi si respira ancora molta dell'atmosfera d'altri tempi, profumata del dolce aroma di quei confetti che l'hanno resa famosa in tutto il mondo. Qui, tra la gente peligna, nel 43 a.C. ebbe i suoi natali Publio Ovidio Nasone, uno dei massimi poeti della romanità che nei suoi carmi immortali cantò con orgoglio "Sulmo mihi patria est", vantando le remote origini del luogo natio.
La tradizione letteraria ricollega la fondazione della città alle leggendarie vicende di Solimo, eroe frigio scampato assieme ad Enea all'ira dei Greci e approdato sulle sponde italiche dopo la distruzione di Troia.
L'antico oppidum italico, le cui vere radici vanno forse cercate sulle alture del Colle Mitra, ove una poderosa cinta di mura poligonali testimonia la presenza di un insediamento fortificato preromano, è però menzionato per la prima volta da Tito Livio solo al tempo della seconda guerra annibalica. Entrò nell'orbita di Roma dopo la guerra Sociale del 90 a. C..
Elevata al rango di municipio, la Sulmo romana acquistò una decisa connotazione urbana e molti dei suoi edifici assunsero forme monumentali.
Prosperò in età imperiale grazie a una florida economia basata sull'agricoltura e sulla pastorizia; il fertile agro peligno era attraversato dai tratturi e, come testimoniano Plinio e Marziale, vi si coltivava la vite e il lino. Sulmona era rinomata anche per la lavorazione dei metalli e forse non a caso nel Medioevo fu sede di una importante scuola di oreficeria.
Scarse e incerte sono le notizie concernenti la città altomedievale, ancora racchiusa nella stretta cerchia delle antiche mura. Al tempo dei Normanni un forte flusso migratorio avvia un graduale ripopolamento del vecchio nucleo urbano, in coincidenza con lo sviluppo dei commerci, dell'artigianato e delle arti, che tocca il suo apice al tempo degli Svevi, allorché l'illuminata politica dell'imperatore Federico II dà a Sulmona il primato regionale con l'istituzione del Giustizierato d'Abruzzo, di una cattedra di Diritto Canonico e di una delle sette Fiere annuali del Regno. Magnifico simbolo della prosperità dell'epoca è l'acquedotto del 1256, che ancora oggi incornicia maestosamente quella che fu Piazza Maggiore, luogo storico dei momenti corali della città, ora intitolata a Giuseppe Garibaldi.
La sconfitta di Corradino di Svevia e l'ascesa degli Angioini furono gravide di conseguenze per la ghibellina Sulmona; ciò nonostante, la persistente crescita demografica portò alla formazione di nuovi borghi e quindi all'ampliamento della primitiva cerchia muraria, che conferì al centro storico cittadino la forma attuale.
Nonostante le carestie, le avversità politiche, le guerre, le lotte intestine e i nefasti terremoti del 1349 e del 1456, che avviarono il lento declino della città, taluni episodi architettonici, unitamente alle attività artigianali tra le quali le cartiere, le concerie, la lavorazione della lana e dei metalli, con l'oreficeria in primo piano, e ai movimenti letterari, legati essenzialmente ai nomi di Giovanni Quatrario e Barbato da Sulmona, amico del Petrarca, concorrevano a farne sempre uno dei principali centri della regione.
Con Carlo III di Durazzo Sulmona beneficiò di una zecca; Ladislao di Durazzo le concesse lo stemma cittadino con le iniziali dell'emistichio ovidiano "Sulmo mihi patria est"; Alfonso I il Magnanimo vi istituì il controllo fiscale della transumanza. Sotto gli Aragonesi visse una certa ripresa anche per merito del capitano Polidoro Tiberti da Cesena che nel 1474 patrocinò la costruzione della Fontana del Vecchio, tra i primi monumenti rinascimentali sulmonesi. Alla fine del XV secolo risalgono anche i più antichi documenti relativi alla pregevole produzione confettiera.
Nel 1526 Sulmona, regnante Carlo V, divenne feudo dei Lannoy. Sullo scorcio del secolo l'umanista Ercole Ciofano vi istituì la prima scuola pubblica e vi introdusse l'arte della stampa. Morto l'ultimo dei Lannoy, la città fu venduta ai principi di Conca (1606) e dopo soli quattro anni passò a Marcantonio Borghese, nipote di Paolo V.
Nel 1706 un terremoto di magnitudo pari al 9°-10° grado della scala Mercalli che, stando alle cronache locali, durò il tempo di un Pater Noster, distrusse la città, seppellendo gran parte di quel ricco patrimonio architettonico che le aveva meritato l'eloquente appellativo di "Siena degli Abruzzi".
Sul finire dell'800, le realizzazioni ferroviarie ne fecero uno dei più importanti nodi d'Abruzzo, contribuendo in misura non trascurabile alla ripresa economica avviata dopo l'Unità d'Italia, accompagnata al deciso incremento demografico che portò la popolazione residente quasi sui livelli attuali, ma che nel contempo diede l'avvio all'imponente esodo migratorio.
Nell'ultimo secolo, pur inevitabilmente segnata dalle due guerre mondiali e dai problemi economici e occupazionali propri delle regioni centro-meridionali d'Italia, la città mantiene fede alla sua vocazione di fedele custode della propria identità e delle proprie tradizioni, quali i riti della Pasqua e la rievocazione della Giostra Cavalleresca, anche attraverso una rimarchevole serie di istituzioni e manifestazioni, alcune di risonanza internazionale, in campo culturale, musicale, artistico, teatrale e cinematografico.
( E. Mattiocco)
Sulmona dista da Roccaraso km.36
PESCOCOSTANZO
paesino del 500, famoso per la sua splendida basilica, per l’arte orafa e la scuola di tombolo. Da visitare il bosco di S. Antonio, faggeto millenario.Pescocostanzo puo' offrirsi al visitatore con tutto il suo patrimonio di bellezze culturali e ambientali. L'assetto urbanistico è frutto di una programmazione rigorosa e illuminata (fin dal XVI secolo era attiva una vera "Commissione edilizia")e si è conservato mirabilmente intatto attraverso i secoli, resistendo a guerre e sismi, testimone stesso nel tempo dell'impegno statutario di salvaguardia da parte delle civiche amministrazioni. I1 monumento di maggiore interesse è la Basilica di S. Maria del Colle (sec. XIV-XV) che conserva al suo interno magnifiche opere d'arte. Non da meno sono la Chiesa di Gesù e Maria e annesso Convento (sec. XVI), la Chiesa di S. Maria del Suffragio dei Morti (sec. XVI), l'ex Monastero di S. Scolastica (progettato nel 1664 dall'architetto Cosimo Fanzago) e, fra le opere di edilizia civica, il Palazzo del Governatore (in Piazza del Municipio)e lo stesso Palazzo comunale (di impianto cinquecentesco) su una cui parete laterale sono infisse ]e lapidi dei Capitoli amministrativi approvati da Vittoria Colonna nel 1507. Vi è poi tutta una serie di palazzi nobiliari di eccellente fattura: palazzo Sabatini di S. Venditto (sec. XVI-XVIII),palazzo Coccopalmeri (sec. XVII), palazzo Colecchi (sec. XVI), palazzo Grilli (sec. XVI), palazzo Mansi(sec.XVI), palazzo de Capite (sec. XIX), palazzo Ricciardelli (sec. XVI). Di indubbio interesse è la tradizione artigianale, innestata fra le popolazioni locali da quella "diaspora" di maestranze lombarde avvenuta all'indomani del terremoto del 1456. E' tuttora viva la produzione di merletto a tombolo (assistita da una Scuola comunale), di oreficena e ferro battuto; un tempo fu fiorente anche la manifattura di arazzi e tappeti, nonché l'intarsio del marmo e del legno.
Pescocostanzo dista da Roccaraso km. 5
PARCO NAZIONALE D'ABRUZZO
potrete godere appieno la fauna a la flora delle montagne dell’Alto Sangro.Il Parco nazionale d Abruzzo comprende un'area di circa 40 000 ettari,ai quali vanno aggiunti altri 60 000 ettari di area di protezione esterna. In tutto circa 100.000 ettari. I comuni interessati sono 18 compresi in quattro geografiche appartenenti a tre regioni (Abruzzo, Molise, Lazio) e altrettante province (l'abruzzese L'Aquila, la molisana Isernia, la laziale Frosinone). I comuni sono nella Marsica fucense, Villa Vallelonga, Lecce dei Marsi, Gioia dei Marsi e Bisegna; nella valle del Sagittario, Scanno: nell'alto , Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea e Alfedena; nella valle del Volturno (Mainarde), Pizzone; nella val di Comino, i comuni ciociari di San Biagio Saracinisco,Picinisco, Settefrati, San Donato Val di Comino, Aivito e Campoli Appennino. La maggior parte dell'area del Parco e garantita dal vincolo di riserva generale, al quale si aggiungono, come si vedrà, aree a protezione specifica.Da ciascuno dei comuni dei Parco partono itinerari segnalati che guidano il visitatore alla scoperta dei singoii ambienti. Sono 150 itinerari, solitamente di non difficile percorrenza, da esaurire nella maggior parte dei casi entro I'ora. Alcuni sono più impegnativi, richiedono migliore allenamento ma, soprattutto, maggiore disponibilità alla scoperta dei luoghi. Il visitatore può percorrerli senza problemi perché ben segnalati, riconoscibili e programmatici sulla carta turistica, acquistabile presso gli uffici del Parco. A chi s'impegna in un'escursione si chiede solo una contropartita: attenersi alle regole stabilite dal Parco e non abbandonare gli itinerari. Le visite partono dai 25 accessi attrezzati, contrassegnati da lettere dell'alfabeto.
Parco Nazionale d'Abruzzo dista da Roccaraso km. 30
AGNONE
cittadina molisana resa celebre dalla più antica fabbrica di campane del Mondo; a pochi chilometri gli scavi del teatro romano di Pietrabbondante. La chiamano l'Atene del Sannio. Ad 800 metri di altitudine, fra i boschi incredibilmente fioriti, Agnone si allunga su un crinale stagliando contro un fondale di montagne con le sue case e i suoi palazzetti di pietra e tutta una selva di campanili. Mai vista una simile concentrazione di Chiese che spesso sorgono a pochi metri l'una dall'altra, con la sorprendente ricchezza di addobbi negli interni. Agnone è conosciuta soprattutto come la patria delle Campane. E' situata a 1000 metri di altitudine, nel magico scenario montuoso del Calcatello. Qui si trovano i resti archeologici dell'antico Santuario Italico. Sono visibili due tempi di cui uno, quello più importante, è preceduto da un elegante teatro ellenistico risalente al II sec. a.C., caratterizzato da sedili anatomici che si distribuiscono nella parte inferiore della cava.
Agnone dista da Roccaraso km. 6
parco nazionale della majella
Parco nazionale della Majella Sulla Majella si contano oltre 1.700 specie vegetali, tra le quali I'aquilegia della Majella, la campanula di Cavolini, la soldanella della Majella, il caglio magellense, la genziana della Majella, l'androsace abruzzese e la viola della Majella. La fauna del parco è rappresentata dal lupo, dall'orso bruno marsicano, dal camoscio, dal cervo e dal capriolo e dalle 130 specie di uccelli fra cui il falco pellegrino, il lanario, l'aquila reale, l'astore, il gufo reale, il picchio dorsobianco e il piviere tortolino, la cui nidificazione in Italia è accertata solo su questa montagna. Interessante la presenza dell'Apollo (Parnassius apollo), una grande farfalla dalle ali quasi trasparenti, con delle macchie rotonde orlate di nero e di rosso. Per la sua rarità è l'unico invertebrato abruzzese protetto dalla convenzione di Washington, che disciplina il commercio internazionale delle specie in via di estinzione. Da tempo immemorabile la Majella rappresenta per gli abruzzesi la montagna madre. Sacra nell'antichità alla dea Maia, nel Medioevo divenne luogo di preghiera per numerosi eremiti, tra cui il famoso Pietro Angeles, divenuto poi Papa Celestino V. Eremi ed abbazie fiorirono così numerosi che il Petrarca la definì Domus Christi: dal famosissimo eremo di Santo Spirito, monumento nazionale, a vere e proprie grotte, quali gli eremi di S. Giovanni, S. Antonio, S. Angelo.Orso marsicano Nel parco nazionale d'Abruzzo vivono numerose specie animali assai poco comuni nelle altre regioni del nostro paese. Tra queste l'orso marsicano che, nonostante la fama, non è un animale particolarmente aggressivo, se non in casi di concreta minaccia. I piccoli vengono accuditi dalla madre fino all'età di due anni, quando sono in grado di cacciare e difendersi autonomamente. Aquila realeL'aquila reale è una delle specie rare presenti sul territorio del Parco nazionale d'Abruzzo. Essa appartiene alla categoria delle aquile calzate, che hanno le zampe interamente ricoperte di piume. Particolarmente spettacolare è il rituale di corteggiamento aereo con cui l'aquila reale apre la stagione riproduttiva.
La Camosciara
La Riserva Integrale della Camosciara emerge e si distingue per il suo aspetto e per la struttura dolomitica e per il pregio di racchiudere in pochi ettari gli elementi principali della fauna e della flora del Parco Nazionale D'abruzzo Il Parco D'Abruzzo è una giogaia di montagne che si incontrano con i loro dolci declivi e le cime arrotondate tanto da dar vita ad uno dei punti più caratteristici dell'Appennino centrale.Le sue montagne sono formate in gran parte da calcare , caratterizzate da campi carsici, altopiani, inghiottitoi e canyon ai quali si affiancano il Lago Vivo, il lago di Scanno e quello di Barrea.I boschi sono per la maggior parte caratterizzati da antiche faggete, da cerri e roverelle. La vegetazione che costeggia i numerosi fiumi e ruscelli è invece formata da salici, pioppi, frassini, tigli.Le fioriture che in primavera ed estate vanno ad arricchire e completare i “colori” del parco sono costituite da genziane, anemoni, ranuncoli, Iris Marsica e dalle numerose orchidee selvatiche tra le quali spicca la Scarpetta Di Venere.La fauna caratteristica di queste montagne è rappresentata dal Camoscio d'Abruzzo, dal Lupo appenninico, dal Cervo e dall'Aquila Reale. Il più prezioso e rappresentativo dell'intera regione è l'Orso Morsicano, simbolo del Parco, salvato dal rischio di estinzione è ora presente con un centinaio di esemplari. La Riserva Integrale della Camosciara emerge e si distingue per il suo aspetto e per la struttura dolomitica e per il pregio di racchiudere in pochi ettari gli elementi principali della fauna e della flora del Parco Naz. D'abruzzo: luogo simbolico del Parco, affascinante e ricco in ogni stagione. Quando si arriva all'imbocco della strada provinciale si ha l'impressione di sentirsi avvolti dall'incantevole anfiteatro dolomitico delle montagne poste a semicerchio quasi a voler isolare il visitatore dai rumori circostanti che provengono dalla S.S. Marsicana. Ci si incammina verso il punto di partenza dei sentieri nel silenzio “disturbato” solo dai suoni della natura, accompagnati dallo scorrere dello Scerto, piccolo rivo che confluisce nel primo corso del Sangro. Lungo la strada che porta al piazzale (opera dell'abusivismo selvaggio dei primi anni '60) si possono ammirare i cerri, varietà di querce e gli aceri assieme alla vegetazione tipica che costeggia le rive dei fiumi.Se si è fortunati è possibile ammirare il maestoso volo dei rapaci che abitano le rocce più ripide del Parco, come la Poiana e l' Aquila Reale.Arrivati nel piazzale ci ritroviamo ad osservare la varietà della vegetazione che queste rocce ospitano da millenni: si parte dalla più “giovane” faggeta che ci accompagna nella prima parte dei sentieri, alla fascia sovrastante popolata dalla specie endemica di Pino Nero, fino ad arrivare alle balze più ripide dove i soli arbusti che possono sopravvivere sono il ginepro nano ed il Pino Mugo, relitto delle ultime glaciazioni.Si tratta della prima riserva integrale istituita in Italia con deliberazione dell'amministrazione dell'ente Parco. Lo scopo di tale riserva è strettamente legato alla salvaguardia di quello che può essere definito il “cuore del Parco”, dall'afflusso di masse di turisti che spesso lasciano segni evidenti della loro permanenza in questo luogo. L'accesso è consentito solo a piedi lungo i sentieri marcati che partono dal piazzale e da pochi anni finalmente l'accesso al piazzale è vietato agli autoveicoli e consentito solo a piedi, in bici o a cavallo. Il baricentro d'interesse del pubblico si è quindi spostato ai Prati del Molino, cosi come le aree di parcheggio, le aree pic-nic.L'asfalto della strada provinciale che porta fino al piazzale della Camosciara è l'ultimo segno lasciato dall'abusivismo edilizio dei primi anni 60, che aveva previsto la costruzione di villette residenziali.La particolare bellezza e sontuosità della sua struttura geomorfologica caratterizzata da dirupi alpestri,è unita al notevole valore naturalistico delle formazioni vegetali quali :il pino nero, l'acero,il faggio, il tiglio , il frassino, e fiori , come la scarpetta di venere la genziana , il ranuncolo, l'aquilegia. La Camosciara è abitata inoltre dalla fauna più importante del parco: l'orso marsicano; il lupo appenninico, il cervo, la lontra ,l'aquila reale, e naturalmente il Camoscio d'abruzzo. Caratteristico è il piccolo trenino (con una capienza di 40 posti) con il quale si ha la possibilità di percorrere la strada che porta dal parcheggio fino al piazzale della Camosciara. Il suo aspetto, simile a quello delle vecchie locomotive a vapore, allieta da qualche anno le famiglie ed i bambini , rendendo più piacevole e divertente la visita ad uno dei luoghi montani più belli d'Abruzzo.